Dopo una lunga pausa, torno a parlare di fiere, dedicandomi alla recente edizione del Vinitaly, commentata da Deborah Baldasarre con un suo
articolo su MyMarketing.Net, ripreso da
Tafter.
Nel pezzo, sintetizzato nel suo titolo, si fa riferimento al sempre crescente successo di pubblico per questa manifestazione, che è annoverata tra quelle
business (quindi dedicata agli operatori del settore, insieme al Vinexpo di Bordeaux ed al Prowein di Dusseldorf) ma è aperta anche al pubblico non addetto ai lavori, previo pagamento di un biglietto d'ingresso di 35 euro.
Il format della manifestazione, voluto dagli organizzatori, fa in modo di privilegiare le transazioni economiche tra produttori e buyer, ma è anche vero, come affermato nell'articolo, che "emerge la necessità di fare sistema per migliorare l’offerta a un pubblico di appassionati (tra professionisti, imprenditori e manager) sempre più ampio ed esigente", testimoniato anche dal crescente interesse per il
turismo legato al vino.
L'atteggiamento di alcuni, molti produttori è, invece, quello di allontanare quest'ultima fetta di pubblico, "infastiditi dalla presenza di persone che non costituiscono un potenziale contatto commerciale, ma solo un costo", ma che in prospettiva, possono trasformarsi in consumatori reali.
L'articolo di Deborah Baldasarre innesca una serie di riflessioni che coinvolgono sia lo stile di comunicazione adottato dai produttori, sia la manifestazione in quanto tale.
Per fare un paragone sportivo, potremmo dire che essendo il Vinitaly tra le più grandi vetrine espositive europee, la partecipazione di un produttore a tale evento è vista come una sorta di Olimpiade alla quale ci si prepara durante tutto l'anno, con la speranza di portare a casa qualche medaglia, sotto forma di premio vero e proprio o di quantità e qualità dei contratti stipulati. La concentrazione sui risultati economici della partecipazione è massima, in quanto tra gli obiettivi del produttore vi è anche quello di massimizzare l'investimento sostenuto per la partecipazione (noleggio area, stand, trasferta del personale, e così via).
Ciò fa perdere di vista l'altra fetta di pubblico che, nell'immediato, è interessata all'assaggio e alla degustazione. Qui entrano in gioco le competenze e le capacità comunicative, ed organizzative, dell'espositore: "la soluzione adottata in alcuni stand è uno spazio riservato agli appuntamenti business, un altro ai momenti di incontro con gli altri visitatori, in cui un esperto li avvicina fisicamente ed emozionalmente al prodotto".
Vinitaly fa parta di quelle manifestazioni che hanno la duplice veste di evento
business e
consumer (come, ad esempio, il Salone Internazionale del Mobile di Milano) nelle quali l'espositore dovrebbe, non foss'altro per rispetto nei confronti di quanti hanno pagato un biglietto, mettere sullo stesso piano, anche se in aree giustamente distinte, il
buyer ed il
wine lover (come è stato definito dagli organizzatori della manifestazione, l'amante della cultura che ruota intorno al vino), preparandosi adeguatamente ad affrontare i due tipi di pubblico con materiali e bottiglie in quantità adeguata, magari organizzando degli appuntamenti cadenzati per razionalizzare i contatti.
Personalmente ritengo che sotto il profilo comunicazionale, le aziende vinicole italiane debbano apprendere molto, passando da una visione puramente commerciale del loro operare ad una più orientata al marketing ed alla sapienza comunicativa; basterebbe prendere esempio, da ciò che tanti anni fa, agli albori della sua attività, faceva il
buon Giovanni Rana all'interno dei suoi stand o da come fui accolto da un viticoltore bretone che per illustrarmi la bontà dei suoi vini, non esitò a stapparne una bottiglia per ogni tipo.
In definitiva, credo che non sia necessario, né proficuo, scindere Vinitaly in due manifestazioni distinte. Credo sia necessario semmai uno sforzo culturale ed un approccio diverso al mercato da parte dei produttori ed un impulso alle tante manifestazioni prettamente
consumer dedicate al vino che ogni anno si svolgono in Italia, magari in un'ottica di concentrazione su pochi e selezionati appuntamenti che possano fare da contrappeso, ad esempio, al Salone di Gusto di Torino, altro evento di riferimento nel settore eenogastronomico.
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