19.4.07

Promuovere le fiere per promuovere l'economia italiana

Nel post di ieri vi ho parlato dei volumi presentati a margine del convegno che si è tenuto a Roma sul rapporto tra promozione del sistema fieristico ed economia italiana.
Tutti i relatori, tra i quali il ministro del Commercio internazionale Emma Bonino, il direttore generale dell'ICE Massimo Mamberti ed il presidente di AEFI Raffaele Cercola, sono stati concordi nell'indicare come obiettivi comuni - dopo la profonda ristrutturazione che ha portato alla trasformazione dei Quartieri fieristici italiani in società per azioni - una maggiore spinta verso l'internazionalizzazione delle manifestazioni ed una maggiore attenzione allo spreco di risorse, dovuto alla calendarizzazione che, in Italia, spesso, crea sovrapposizioni e cannibalizzazioni.
Per entrambi questi aspetti, strettamente correlati tra di loro, l'Italia sconta uno svantaggio che viene da lontano e che per buona parte è attribuibile alla frammentazione del sistema produttivo che vede una quantità di piccole e medie imprese manifatturiere (quelle che, per tradizione, in Italia sono maggiormente sensibili all'utilizzo della fiera come veicolo promozionale, di vendita e possibilità di raggiungere nuovi mercati) nettamente superiore rispetto ai principali competitor europei (Germania e Francia).
Il comparto fieristico italiano dovrà quindi saper interpretare positivamente un trend, che dura da alcuni anni, che vede sempre meno risorse destinate al mercato fieristico europeo (quindi: esasperazione della competitività tra gli operatori fieristici; necessità degli espositori di essere presenti al di fuori dei confini continentali), a favore quindi, di una sempre maggiore attenzione verso i mercati emergenti asiatici e mediorientali.
Essendo il mercato fieristico europeo in mano ai Quartieri (le multinazionali private dell'organizzazione di fiere, si contano sulle dita di una mano), è necessario per questi, stipulare partnership nei mercati extraeuropei.
Finora, la parte del leone, su questo campo, la stanno facendo i tedeschi che, per tradizione (ma supportati anche dai numeri) hanno il maggior numero di attori capaci di competere a livello internazionale. Mi riferisco alle varie Messe: Hannover, Frankfurt, Koln, Dusseldorf e l'emergente Lipsia. Non a caso, la Germania è il Paese con il più alto numero di manifestazioni riconosciute internazionali e sono questi i Quartieri che possono contare su una presenza fissa con proprie rappresentanze sparse per i mondo.
L'Italia è ancora la regina delle fiere nazionali e regionali: non a caso, a noi, è attribuita la fetta più grande (tra le nazioni con il settore fieristico più sviluppato) degli spazi affittati per questa categoria di manifestazioni (1).
Da queste evidenze, scaturisce la necessità, ribadita nel convegno, di mettere mano al calendario e di puntare su pochi titoli (nel 2004, le manifestazioni riconosciute internazionali erano 195, secondi i dati rilevati da AEFI nel 2004, su circa 1000 che annualmente si tengono in Italia), per poter giocare alla pari una sfida che consentirà di dare una grande mano alla crescita l'economia.

(1) Fonte: Elaborazione CERMES-Bocconi su dati FKM, MinAP, OJS, AFE, EVA (anno 2000)

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