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24.10.07

Campagna e-mail di Fiera Bolzano

FieraBolzano ha pianificato nell'arco di quattro mesi, da giugno a settembre, una campagna e-mail marketing per promuovere la Fiera d'Autunno, arricchita in quest'ultima edizione, da nuove tematiche legate al vivere, all'abitare ed al degustare.
Gli obiettivi della campagna, che ha raggiunto 18.000 potenziali espositori nell'area del nord Italia, mirava a sollecitare l'interesse per la manifestazione in termini di richieste di spazi espositivi.
Visto il successo dell'operazione, anche sul fronte dei visitatori per quanto riguarda Hotel 2007 (manifestazione giunta alla sua 31a edizione), FieraBolzano è intenzionata, anche per il 2008, a rinnovare tali attività.
Da Spot&Web.

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18.9.07

Marketing Agorà

Oggi desidero segnalarvi un interessante progetto collaborativo (al quale ho, in minima parte, partecipato nella fase iniziale) pensato da Pier Luca Santoro ed il cui nome è riportato nel titolo di questo post.
La lettura dell'articolo, non breve, è interessantissima e le possibilità di sviluppo del progetto lo sono altrettanto, a dimostrazione di come, sempre di più e sempre più inevitabilmente, la comunicazione d'impresa e la cultura che aziende e professionisti coltivano, dovrà essere sempre meno gerarchica e sempre più orizzontale.
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6.9.07

Vinitaly: Gianpaolo Paglia sulla comunicazione del vino

Proprietario e wine blogger di Poggio Argentiera, Gianpaolo Paglia (con la n, si !), in un'intervista sulla comunicazione del vino rilasciata a www.Vino24.tv durante l'edizione 2007 di Vinitaly.
Ve lo ripropongo, grazie a Filippo Ronco di Vinix e Fabio Ingrosso di Vino24.tv, poiché ancora attuale.

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1.8.07

Le piccole medie imprese italiane? Devono riscoprire l'umanesimo

Le difficoltà della nostra economia sono, inevitabilmente, anche il fruttdella crisi delle piccole e medie imprese, vera spina dorsale del nostro sistema impreditoriale-produttivo ed economico.
Per uscire dalla crisi che attanaglia molte piccole e medie imprese italiane, creando le condizioni per un duraturo benessere, pare necessario ripensare ad esse, alla loro organizzazione, alle loro modalità di gestione, alla loro capacità di competere, di creare sinergie, di rapportarsi con il territorio.

Una proposta in tal senso è offerta da Gabriele Rossi, Senior Fellow del Centro Studi e Documentazione Tocqueville-Acton in "Umanesimo è/o Management. Una prosposta per le piccole medie imprese italiane come via d'uscita dalla crisi" (notes n. 7 - luglio 2007) in cui si suggerisce un deciso superamento delle attuali logiche di gestione delle piccole medie imprese, figlie di un sistema economico ormai inattuale, superato irrimediabilmente per l'affermarsi del mercato globale.
Secondo Rossi, infatti, l'Italia "vedrà un'alba nuova dell'impresa quando i piccoli e medi imprenditori capiranno che la proprietà è un dono, mentre la gestione è una competenza frutto di intelligenza, istruzione e carattere".

Notes n. 7 - luglio 2007, è disponibile sul sito www.cattolici-liberali.com.

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3.7.07

Aumentiamo il ruolo e la funzione delle fiere

Raccolgo volentieri una sollecitazione di Roberto Laurenzi, membro della community Marketing fieristico di Neurona, che mi fornisce la possibilità di approfondire e ritornare su alcuni argomenti che avevo avuto modo di trattate in passato, riguardanti i cambiamenti in corso nel comparto fieristico.
Ecco tre brevi videopost sull'argomento (poco più di un 1 minuto ciascuno).
La qualità video in partenza era buona, anzi ottima, ma il caricamento tramite Blogger, inspiegabilmente (almeno per me) l'ha peggiorata. Peccato.
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Il futuro delle fiere b2b: una provocazione?

E se certe fiere b2b, oltre a scoprire i benefici di una comunicazione che nasce dalla convergenza tra media tradizionali e Interactive Marketing, Mobile Marketing, One to One Marketing, Marketing non convenzionale e Community Marketing, cedessero ad una certa dose di spettacolarizazzione?

A parte la revisione dei format, in fondo, quando si organizzano eventi aziendali, la parte ludica è immancabile ed è quella che spesso sancisce la riuscita dell'evento stesso.
Se tutto ciò che ruota intorno all'aggiornamento ed alla condivisione dei saperi fosse reso in modo meno tecnologico, ma umanamente più coinvolgente?

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27.6.07

Ancora sul futuro delle fiere

Torno sull'argomento. Credo ci sia da fare un'essenziale distinzione tra fiere b2b e b2c. Finora abbiamo sempre visto al questione delle fiere per le imprese.
Da addetto ai lavori che cerca di interpretare determinati segnali, la convergenza tra comparto fieristico e nuovi media/modalità di comunicazione non mi sembra sia così sentita a livello consumer.

Qui prevale la voglia di spettacolarizzare l'evento fieristico.
Mi spiego. Al MotorShow le aziende partecipano poiché il format della manifestazione, ricco di eventi motoristici di sostegno, garantisce successo di pubblico (in termini quantitativi e di interesse verso il settore);
al MotorShow i visitatori partecipano numerosi perché, oltre a poter visionare le novità del mercato, possono essere protagonisti diretti o indiretti di esperienze emozionanti.
Poco importa se l'organizzatore o l'espositore fa uso di strumenti di comunicazione innovativi basati sul marketing di prossimità o guerrilla: la comunicazione è insita nel
prodotto stesso (la gara piuttosto che la possibilità di incontrare Valentino Rossi).

Lo stesso potremmo affermare per le fiere dedicate al vino; l'ultima edizione di Vitigno Italia ha introdotto un elemento di spettacolarizzazione con la figura del Personal Wine Trainer.
Qui, la platea dei possibili fruitori di una comunicazione che utilizza nuove tecnologie e nuovi concept è talmente eterogenea che, effettivamente, si correbbero grandi rischi di inefficienza del sistema.

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22.6.07

EBA Forum, futuro delle fiere, ripensare le fiere

Spesso, in questo blog, abbiamo affrontato la convergenza tra comunicazione fieristica - intesa nel senso più ampio possibile - e nuovi media.
Ho posto la questione anche nella community di Neurona e Matteo di mktg4nerds ha proposto la sua visione:

Sicuramente gli strumenti che offrono gli enti fieristici sono ben pochi se si pensa alle possibilità di interazione/comunicazione offerte dal web.
Mi chiedo però se gli espositori e i visitatori sono in grado di gestire queste modalità di contatto/interazione e se la loro diffusione è significativa.
Oltre alla "confidenza" con i mezzi e alla loro diffusione c'è da considerare anche l' apertura a delegare qualcuno per questa attività di relazione/conversazione.
Per quanto riguarda il B2B, sono convinto che gli enti fieristici possono comunque fare ben poco se non sono le aziende per prime a sviluppare internamente dei processi per sistematizzare e ottimizzare le attività di marketing e comunicazione pre e post fiera.

Il tema è vivo e mi fa piacere che anche all'EBA Forum di qualche giorno fa se ne sia parlato. La questione è sfaccettata e l'obiezione posta è solo una delle possibili angolazioni dalle quali osservare la questione.
Non a caso il malessere di cui soffrono le manifestazioni dedicate all'IT (ad esempio, lo SMAU) sta proprio nel non considerare che una fiera che si rivolge a chi con la tecnologia avanzata convive ogni giorno (e spesso è l'artefice di tali progressi), non può non sperimentare nuove forme di condivisione tra organizzatore/espositore/visitatore.
Non a caso, nuovamente, nel campo IT si stanno sempre più affermando eventi che contemplano anche una sezione espositiva, ma che sono organizzati direttamente da quelle aziende che fanno innovazione ogni giorno (anche se qualche appunto anche a loro andrebbe fatto).
È necessario un cambiamento, anche se bisogna fare i conti con l'elefantiaca organizzazione di alcuni enti, che impediscono - al momento - qualsiasi spinta in avanti. Approfondiremo questi temi.

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20.6.07

EBA Forum ed il futuro delle fiere

Si conclude oggi l'EBA Forum, evento dedicato ai professionisti del marketing innovativo (Milano, Palazzo Affari ai Giureconsulti). Ho letto l'intervista a Gianluigi Ferri, Fondatore e Presidente di Wireless Srl nonchè organizzatore dell’evento. pubblicata su Marketingroutes.
Un argomento era sicuramente interessante: multicanalità, digitalizzazione e sinergie fra media classici ed emergenti sulla base delle esigenze di comunicazione di alcuni mercati topici, come quello del turismo, del sistema fieristico, dell’organizzazione eventi... marketing di prossimità, interactive marketing, marketing non convenzionale, community marketing - mondi virtuali e Second Life, Business Intelligence e Web Analytics saranno le parole chiave dell’evento e del futuro della comunicazione."

Questa mattina riflettevo su questo argomento e sulle implicazioni in termini di studio teorico e pratico di nuove soluzioni applicate al comparto fieristico: ne è emersa una personale visione, chiara e aperta a molteplici nuovi possibili. Tornerò a parlarne entro breve.

Poi, con l'aiuto, spero, di qualche collega blogger presente all'evento, cercherò di raccogliere del materiale in merito, utile sia per il blog, ma soprattutto, per ampliare il mio raggio di consulenza in favore dei miei clienti. Vedrò anche di trasferire nella community di Neurona questo tema, assolutamente centrale.
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14.6.07

Fiere e Turismo: dalla parte degli espositori (obiettivi della partecipazione)

Ritorno sui quesiti posti all'interno del forum della community Marketing fieristico di Neurona, riguardo al rapporto tra imprese turistiche e fiere di settore.
Questa volta le domande sono cruciali:
la sola visibilità giustifica sempre e comunque la partecipazione?
fino a che punto le fiere sono un reale strumento di new business?

servono a fidelizzare ulteriormente i propri clienti?


Gli obiettivi della partecipazione ad un evento fieristico sono legati sicuramente all'immagine, ma sono anche commerciali e di prodotto. Questo vale, ovviamente, in tutti i settori e non solo nel turismo.
La mia personale opinione è che, una volta individuate le fiere più adatte per ogni singola organizzazione (in base all'analisi dello storico delle partecipazioni, che contempla numerosi fattori), se non si hanno obiettivi di prodotto (nuove destinazioni nel caso di un TO, nuovi servizi nel caso di un hotel, e gli esempi possono essere molteplici vista l'eterogeneità delle organizzazioni turistiche) si hanno comunque degli obiettivi commerciali e d'immagine che giustificano la partecipazione.

Un discorso a parte meritebbe la distinzione tra fiere, borse e workshop - le tre forme di evento disponibili per il settore turistico - con conseguenti diverse considerazioni sull'opportunità o meno della presenza, ma questo è un argomento sul quale torneremo; così come oggi assume sempre più importanza l'analisi delle nuove fiere turistiche, soprattutto il relazione al periodo di svolgimento ed alla localizzazione (ne abbiamo parlato in altri post, ad esempio qui e qui).

Credo che però, al di là di ogni considerazione personale, oggi il rapporto tra fiere e turismo sta attraversando un momento di crisi che merita alcune riflessioni specifiche. Accanto al passaparola ed alle tradizionali tecniche di comunicazione e promozione, l'internet sta cambiando il rapporto tra fruitore e fornitore del servizio turistico (eccezion fatta per il settore della ristorazione che, a mio avviso, va trattato a parte).
Se da un lato, il cliente consumer fa sempre più riferimento ai siti internet dedicati per organizzare le proprie vacanze, anche il cliente business pretende di ritrovare all'interno dell'organizzazione di una manifestazione fieristica, lo stesso mondo.
Oggi le fiere, non solo quelle dedicate al turismo, devono puntare su due volani d'innovazione: formazione/aggiornamento ed innovativi strumenti di comunicazione
espositore/visitatore, basati sulla convergenza tra i media che consentano feed back in grado di estendere gli effetti benefici di una partecipazione a tutto l'anno, fatte salve le capacità di ognuno a ben utilizzare gli strumenti messi a disposizione.

Solo così gli obiettivi di visibilità, new business e fidelizzazione potranno essere raggiunti.
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26.4.07

Nella Tuscia Viterbese un Laboratorio per imprese turistiche e dei prodotti tipici

Un Incubatore di imprese specializzato nei percorsi di promozione e valorizzazione delle attività imprenditoriali legate alle filiere della cultura, dei beni culturali, del turismo e dei prodotti tipici, e un Laboratorio all’interno della Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo: sono due tra i progetti di punta che BIC Lazio sta portando avanti per contribuire allo sviluppo economico del territorio.
Propedeutico alla nascita dell’Incubatore, in programma entro il 2009, il Laboratorio intende infatti di sensibilizzare ed orientare tutti coloro che siano interessati ad avviare una attività nel settore di specializzazione del futuro Incubatore, e per la definizione del sistema dei servizi da implementare.
Il Laboratorio si propone come luogo di confronto e di scambio di idee, progetti ed esperienze tra docenti, studenti, esperti ed operatori pubblici e privati del settore, edè finalizzato all’orientamento e alla preparazione degli studenti verso le modalità di autoimpiego ed alla loro piena informazione sui diversi settori di intervento delle imprese culturali.
Fonte: BIC Lazio

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4.4.07

L'etica del marketing

Informandomi su ciò che sta accadendo a seguito delle misure di liberalizzazione prese dal governo in materia di telecomunicazioni, soprattutto in riferimento all'abolizione dei costi di ricarica delle prepagate, e leggendo delle lamentele degli utenti che hanno visto modificarsi al volo i piani tariffari, nei costi e nelle modalità, mi sono venute in mente alcune considerazioni sull'etica del marketing (da qualche giorno a questa parte sto deviando dal percorso naturale di questo blog, promettendovi di tornare presto a parlare di fiere).
Quali sono le azioni che non rendono rispondente ai principi etici una politica di marketing? Ad esempio, occultare informazioni sulla funzione, sul valore, sull'uso, sui cambiamenti della natura e della qualità di un prodotto; oppure, l'occultazione del prezzo pieno di un acquisto, la pratica del prezzo predatorio o la manipolazione della disponibilità di un prodotto.
Ecco allora che mi vengono in mente le compagne telefoniche nostrane (ma non solo loro, ovviamente), che invece di operare in regime di concorrenza, hanno come obiettivo primario la crescita degli utili e delle quote di mercato a tutti i costi, quindi a scapito dei diritti dell'utenza. La soluzione più facile, e più miope, è quindi il recupero attraverso azioni non etiche (basta aprire un giornale per scoprire quali) di quella quota di introiti una volta derivanti dai costi di ricarica, evidentemente molto, molto corposa, con la modifica automatica dei piani tariffari, senza il consenso dell'utente, o l'applicazione di un sovrapprezzo sull'invio degli sms.
Penso alle compagnie aeree che per anni hanno pubblicizzato costi ingannevoli, che nella realtà sono molto superiori a quanto strillato, od a certe vendite promozionali, di fatto inesistenti, poiché le unità disponibili per ogni singola referenza soggetta a sconto, sono talmente ridotte in numero da risultare introvabili.
Il comportamento di queste aziende rappresenta una anomalia tutta italiana. Un'azienda straniera che opera in Italia, ad esempio, lo fa applicando principi di marketing che altrove sarebbero censurati come non etici. Spesso sentiamo dire che l'ingresso di corporate straniere in Italia (pensiamo alle banche) può rappresentare un vantaggio per il nostro Paese sotto il profilo della concorrenza e della tutela dei consumatori. Il fatto è che queste aziende si adeguano immediatamente al costume italiano, per cui il beneficio è praticamente nullo.
Credo che in Italia, su questo campo ci sia ancora molta strada da percorrere e che un consumo consapevole deve passare anche attraverso la lettura di queste considerazioni.

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